Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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lunedì, 27 novembre 2006

Il Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro

 

Meraviglia! Si esce dalla sala pieni di stupori e con il cuore in subbuglio. Siamo tutti un po’ Ofelia.., è la nostra stessa infanzia ad essere raccontata con rara leggerezza di tocco, senso vivo dell'immaginazione, della fantasia, della bellezza.

Straordinarie le ambientazioni, reali e favolose; bellissime icone di un antico immaginario favolistico, le “creature” della psiche sono ben progettate, disegnate, “animate”, una vera sorpresa/delizia. Luoghi e stati d'animo, dell'incubo e del sogno, di notevole impatto visivo ed emozionale, nonostante il regista rinunci ai tronfi e consunti effetti ed affetti speciali di matrice hollywoodiana, che siano il fine è non il mezzo della rappresentazione. Banditi i muscolosi e nevrotico-isterici movimenti di macchina con musiche ottundenti che cercano, con la loro invadenza,  di sopperire al vuoto espressivo, al virtuosismo fine a se stesso, ci siamo liberati per una volta di quel modo di girare che ormai, da lustri, rappresenta un clichè mille volte visto, che fa ricorso a  mezzi colossali ed elefantiaci, dinosauri, solo per raccontare storielle morali, banali, infarcite di vieti sentimentalismi di facile e ricattatoria presa. Le musiche originali di Javier Navarrete, composizioni di prim'ordine, di tessitura assai fine, sono usate con estrema accortezza e discrezione, e, nel gioco di raffinata sottolineatura,  mai si sovrappongono al pathos visivo, né all'ampiezza del respiro narrativo, immaginifico e poetico. Davvero notevole il brano  - sorta di 'cantata' per coro ed orchestra che ricorda le profonde elegie di un Gabriel Faurè - che sfuma con i titoli di coda, quasi a voler trattenere fino all'ultimo istante l'incanto che a malincuore vediamo svanire sullo schermo ma che seguita a vivere nella mente e nel cuore.

Da tempo non si vedeva sul grande schermo un film di 'genere' cosi avvincente, appassionante, misterioso, favolistico nel senso più autentico e 'patetico' del termine, allorchè Del Toro non spiega tutto e pure tutto dice su quanto occorre dire del mondo 'incantato' del fanciullo, della tradizione favolistica europea,  nonostante si tratti di un'opera messicana che tuttavia risente del passaggio culturale ispanico. Un film ben diretto (potremmo dire in modo 'classico'); montaggio, fotografia, interpretazioni (cast eccellente, deliziosa la piccola Ivana Vaquero nei panni di Ofelia; sempre brava, anzi in crescendo Maribel Verdú, memorabile interprete di Y tu mama tambien, di A. Cuaron coproduttore della pellicola di De Toro), scrittura coerente e lineare, senza sbavature e ridondanze, dove con grande stile visivo, visionario e narrativo, si pongono in parallelo e s'incastrano mirabilmente i doppi piani del sogno e della veglia, negli incubi della vita reale, negli orrori della guerra, nelle evasioni e scappatoie che solo i bambini sono capaci di immaginare e 'creare': basta un gessetto per disegnare ed aprire, sul un muro della violenza adulta, dell'oltraggio, la porta delle Meraviglie. Alice abita ancora qui.., in maniera più drammatica, nel sorprendente mondo che un regista come Guillermo del Toro - già autore del più che felice, e altrettanto immaginifico, La spina del diavolo - regala allo spettatore. 

La fotografia dai colori 'gotici', oscuri, densi, con tutte le gamme dei verdi marci, dei marroni e dei grigi, evoca atmosfere inquietanti e dolorose, a tratti familiari, riconoscibili, già 'vissute', e ci sembra quasi di sentire gli odori della terra, della natura, del bosco bagnato, delle acque, delle brume e del sangue; gli odori e i sapori delle cucine in cui le donne preparano il rancio per la guarnigione franchista. Carnale, fisico, “sangriente”, pur nelle astrazioni, IL LABIRINTO DEL FAUNO resta un'opera profondamente legata sentimento arcaico, al canto ineffabile,  pregno di antiche “voci”, della terra. Al mondo dell’inconscio.

Si parla di esagerazioni e di modo didascalico e caricaturale  di ritrarre il capitano Vidal, l'aguzzino franchista, e così tutta la canagliesca guarnigione a seguito. A mio avviso - per quanto pure conti nell'economia filmica questa legittima e motivata valenza politica e “idealista” -,  la ragione di una scelta che porti anche a mostrare ciò che corrisponde ad una verità storica inoppugnabile, andrebbe soprattutto ricercata nel fatto che tutte le favole 'nere' - quelle mitiche, di antica tradizione europea, e di altri continenti ed angoli della Terra - hanno quasi sempre un patrigno o una matrigna malvagi, crudeli e violenti, dai quali il bambino - ne va della sua crescita - si deve difendere, emancipare, al limite uccidendo, non solo metaforicamente, il padre-padone, o la madre-matrigna, l''orco' terribile, o la 'strega', entità che incarnano il male assoluto, “cattive” fino in fondo, senza possibilità di ritorno. In tutte le favole è insito, quale aspetto irrinunciabile, il dicotomico gioco del bene e del male, nettamente contrapposti e pure con infinite sfumature e possibilità d’interpretazione. A nulla serve inoltre speculare sulle presunte incongruenze narrative, che non si ravvisano, e che se pure ve ne fossero sarebbero del tutto funzionali, dunque epidermiche e ininfluenti ai fini del risultato, nel film fantastico. Alle scene di violento realismo (la storia centrale, di raccordo, che narra le vicende di un gruppo di resistenti repubblicani, a guerra finita,  braccati dai fascisti - ma sorvolo sulla sinossi, la si potrà leggere altrove) si alternano e contrappongono quelle del sogno e del mondo favolistico che Ofelia evoca, “materializza”, e in cui trova rifugio, unica via d'uscita dagli orrori e dalle brutture del mondo che la circonda. 

Ciò mi suggerisce un'idea di contrapposizione tra il mondo barbaro, violento, criminale ed illegittimo dei franchisti che trascinarono la Spagna, devastandola, in una delle più terribili e sanguinose guerre civili che la storia non solo moderna ricordi, e quel mondo della fantasia, dell'immaginazione, dell'ingegno, della creatività, dell'arte, della poesia che covava all'interno di una nazione soffocata, repressa, dilaniata, oltraggiata. Dopo la morte di Franco e il ritorno della democrazia, verrà il tempo dell'agognata rinascita culturale e spirituale, alla luce del sole. La piccola Ofelia, in fondo - suggestione che mi sento di mettere sul piatto -  incarna, simboleggia  lo spirito di Lorca, di Picasso, di Bunuel, di Dalì, di Mirò, di Alberti.., e di tutta una nutrita generazione di poeti, scrittori, cineasti, pittori, musicisti, ecc, della ricchissima Spagna artistica e culturale, costretti alla fuga, all'esilio, quando non morti ammazzati, da un regime criminale che Del Toro ben descrive, senza alcuna forzatura ed esagerazione - con la sua raffinata, ancorchè nerissima, trasfigurante favola per adulti.

Il finale è triste, amaro, tragico.., ma all’interno di un “sogno” catartico e poetico, a modo suo anch'esso 'reale'. Muore un corpo innocente, non lo spirito trascendente ed universale dell'arte che tale corpo 'vivo', per essendo morto, incarna, per la quale non occorre immolare neppure una goccia di sangue.

C'è da augurarsi che Guillermo Del Toro non ceda, al pari di altri suoi colleghi connazionali, ex rappresentanti di un cinema indipendente che metteva in scena l'autentico e complesso macrocosmo messicano, universalizzandolo, al  canto ingannatore della sirena hollywoodiana.

Già pubblicato in Cinemaplus

Postato da: GiuseppeMariani a 18:36 | link | commenti (9) |


Commenti
#1   11 Dicembre 2006 - 18:30
 
molto bello scoprire che sei tornato..
per quanto riguarda il labirinto del fauno sono sostanzialmente d'accordo e mi paice molto la tua interpretazione finale dello spirito dei grandi spagnoli incarnati da ofelia
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#2   12 Dicembre 2006 - 20:21
 
Grazie Avag, anche a me fa molto piacere rileggerti. In effetti sono uccel di bosco.., vedo poco cinema "nuovo" ultimante (d'altra parte non è che il palinsesto sia particolarmente stimolante) ma spero di tornare presto a pieno regime. Poi faccio un salto da te per aggiornarmi un po'.

Un po' suggestiva la mia "idea", ma mentre osservavo quelle immagini favolose la mente mi saltellava verso la "favola" spezzata del grande Federico Garcia Lorca ("surrealista" tra i più insigni e visionari, pur senza appartenze...) morto ammazzato per mano di qualche squallido e sordido comandante "Vidal" di turno.
Calpestarono la parte "femminile" del cuore di Spagna, il suo "duende" "... la passione del pugnale, dell'occhiaia e del pianto..." , il segno "infantile", di Juana la Loca, che è un po' un' Ofelia ... "tu fuiste un rojo clavel ensangrentado" ...

Sigh! ;-)
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#3   13 Dicembre 2006 - 11:46
 
Era un po’ora che il cinema spagnolo si “rinnovassi” un po’ soprattutto a livello internazionale. Una rinfrescattina all’atmosfera un tantino ammuffita dai soliti registi con le solite storie e i soliti stereotipi (anche se di stereotipi sul labirinto del fauno si trovano anche: c’è chi sostiene che il Capitan Vidal è il solito cattivo,cattivo, come soliti sono i buoni, buoni, ma Sergi Lopez riesce alla perfezione a rendere raccapricciante il proprio personaggio…) e anche a fin dei conti si parla dell’eterno argomento “guerra civile”, ma da una angolazione interessante, fra l’immaginario e il reale… mi è piaciuto leggere da qualche parte il paragone “oscuro” con Alice nel paese delle meraviglie… Ofelia non è altro che una piccola Alice che si rifugia in quel mondo di fantasia grazie anche alla sua portentosa immaginazione e quel “coniglietto” che trova (il fauno).
Mi piace Mercedes… mi chiedo da chi sarà stata doppiata, come avrà fatto a uguagliare quell'accento provinciale che dona di per se carattere al personaggio…
E Ariadna Gil… sempre con quell’aria effimera, un po’ inclassificabile e ambigua…
utente anonimo

#4   23 Dicembre 2006 - 02:40
 
Ciao lettore/lettrice anonimo/a!

Il cinema spagnolo è più vitale di quanto sappiamo noi in Italia visto che arriva solo una minima parte della loro ricca produzione. A Venezia, dove noi ce la siamo cavati con una sostanziale sufficentza, due o tre titoli iberici, passati nelle sezioni "secondarie", mi sono sembrate davvero notevoli. Uno sarebbe "Azul oscuro casi negro" che ho recensito e pubblicato su queste pagine. Magri possiamo riparlarne e circostanziare meglio il panorama filmico del paese di don chisciotte...

Ciao!

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#5   30 Agosto 2007 - 09:25
 
Questo qui ancora devo vederlo... :(
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#6   11 Settembre 2007 - 01:39
 
Ciao Utpia! Sei tu.., passavo qui per caso.., oramai latito da un bel po' di tempo, e ti leggo con piacere.

Naturalmente ti consiglio questo film e buona visione! Se ti va, fammi sapere cosa ne pensi. :-)

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#7   15 Settembre 2007 - 08:57
 
tu sei il mio amore................
utente anonimo

#8   17 Febbraio 2008 - 19:56
 
bellissimo, l'ho scoperto di recente
e visto due volte in poco tempo
piacere di rileggerti Giuseppe

cenere
utente anonimo

#9   18 Febbraio 2008 - 20:09
 
Ciao Ceneruzza, che piacere rileggerti! Ti ho lasciato un mex di ringraziamento nel posto dove ci incontravamo tempo fà. :-)

Bel film il Labirinto, lo rivedrò entro breve, tempo permettendo, in DVD; acquistato recentemente è ancora siglillato...

A presto, spero, baci!

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