Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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domenica, 17 febbraio 2008

La morte sospesa di Kevin MacDonald

 

 

'Più ti avvicini alla morte e più senti di essere vivo'

 

 

Ho rivisto questo film del 2005, passato pressochè in sordina e che mi era molto piacuito. Rispolvero ciò che scrissi a caldo dopo la prima visione.

L'uomo ha i suoi limiti. La natura è spesso più forte delle sue ambizioni. Ma all'uomo è tuttavia concessa la possibilità di mettere se stesso alla prova, di vincere o perdere sfidando l'ignoto, di vivere o morire, o soltanto sopravvivere, per il proprio ideale, per i propri stupori ed ansie esistenziali, forse per scoprire dove si cela un Dio. Se un Dio esiste.

Una montagna della catena delle Ande peruviane, corazzata di ghiaccio e silenzio, con la sua bellezza altera e siderale, forma pura e solenne del 'mistero', modellata dalle acque, dai venti, dai ghiacci, dal tempo, scaturita dalle profondità del mare o dalle viscere della terra, Lei, sorta di fata delle meraviglie e della follia, con la sua veste di pura seta e ruvida canapa, dalle mille pieghe, solchi e baratri, è l'oggetto del “desiderio” di due scalatori inglesi che le lanciano una sfida ai limiti dell'impossibile. Da una storia vera, soggetto e sceneggiatura tratti dall'omonimo libro autobiografico di Joe Simpson (uno dei due partecipanti alla scalata, l'altro è Simon Yates), il regista Kevin MacDonald, vincitore nel 2000 di un premio Oscar con il documentario One Day in September, realizza un'opera bellissima ed inquietante. Nonostante l'approccio documentaristico che si avvale di una scansione narrativa basata sull'intervista ai due scalatori che raccontano - anche fuori campo - le loro vicende, La Morte sospesa (Touching the void) non è un semplice documentario. Al contrario, il  regista trasfigura il mero resoconto, i ricordi e le parole sofferte di Yates e Simpson, con autentico senso del dramma, mettendo in scena  una serie di affreschi visivi e visionari di stupefacente suggestione e di rara efficacia espressiva. Qualcosa che va oltre il semplice documentare.

 

Un silenzio profondo incalza e sovrasta la lenta e faticosa risalita: voce dei venti gelidi che spirano dalle ignote e remote regioni dell'Es.

 

Raggiunta la vetta, in seguito a un incidente capitato in fase di ridiscesa a Joe, ritenuto morto e dunque abbandonato dall’amico che aveva tentato invano di soccorrerlo, con una gamba fratturata costui dovrà tentare l'improba strada del ritorno, lottando tenacemente e disperatamente contro la natura omicida, tra orrendi crepacci e gelo assoluto, spingendosi con forza e determinazione oltre i limiti dell'umana capacità di resistenza. Tutto questo ha un “religioso” sapore di vita e di morte “sospese” a un filo, nel “tocco di vuoto” attraverso il quale, con occhio lucido, distaccato ed insieme commosso, il regista inglese scruta l'intima e sacrale natura delle cose e degli accadimenti. A tempo giusto ed implacabile, con vere e proprie estasi visive, Kevin MacDonald incalza lo spettatore col gioco dell’identificazione, catapultandolo nell’inferno di ghiaccio e roccia con superbe inquadrature che colgono la duplice essenza, intima e terribile, della montagna, il suo essere orrida e crudele nemica, ed insieme ventre maternale, spettacolo grandioso della natura, metafisica del sogno. Alla riuscita del progetto concorre l’eccellente fotografia anti-naturalistica di Mike Eley (Paul, Mick e gli altri, 2001, di Ken Loach),  mai oleografica o didascalica, che ritrae gli imponenti paesaggi, gli antri claustrofobici, i bizzarri e lirici disegni, gli intarsi di ghiaccio che conferiscono alle pareti delle montagna quelle forme del sogno che neppure più fertili e folli menti potrebbero mai sospettare.

Puro e doloroso distillato di luce bianca e blu, raggio luminoso che fende l'oscurità del baratro, essenziale, nella sua magniloquenza visiva e anti-eroica, pur essendo spettacolo, nobile forma di intrattenimento, La morte sospesa dimette ogni abusata intenzione di retorica e mercantile spettacolarità.

Premi: Gran Premio Genziana d'Oro al 52° Film Festival Internazionale di Trento; premio Alexander Korda per il miglio film inglese ai BAFTA Awards; Miglior Film al Evening Standard Britisch Film Awards.

Cinemaplus

 

Postato da: GiuseppeMariani a 18:30 | link | commenti |


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