Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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mercoledì, 05 ottobre 2005

SINFONIA D'AUTUNNO di Ingmar Bergman

 

La straordinaria scena madre di Sinfonia d'Autunno (Hostsonaten il titolo originale, la cui vicenda si dipana in tre "movimenti", come una sonata classica, cosa affatto diversa da una sinfonia.., misteri dei "ri-titolatori" italiani!), rappresenta, in un sol colpo, una grande lezione di cinema ed una sublime dimostrazione di come andrebbe interpretata la partitura chopiniana. Chi conosce il film ricorderà che c'è una madre e una figlia, entrambe pianiste, che tornano ad incontrarsi dopo tanto tempo. Tra loro corre una forte e dolorosa conflittualità, una competitività che emergerà in maniera esemplare e devastante proprio in quella scena. La madre è un'affermata concertista; la figlia ancora in fase di perfezionamento. Liv Ullmann suona un Preludio di Chopin cercando l'approvazione di mamma Ingrid, la quale le fa "crudelmente" notare, in modo (apparentemente) affettuoso e maternale, le carenze dalla sua esecuzione. Ha inizio la "lezione". La madre al pianoforte suona (divinamente) lo stesso brano e spiega alla stupefatta “allieva” come meglio interpretarne lo spirito. Tra l’altro, afferma: "Sono più di 45 anni che lavoro a questi terribili preludi, nonostante ciò per me hanno ancora molti segreti, alcuni punti oscuri...". Sicuramente si riferisce alle "note nere", ovvero a quel poco (che in realtà è molto) di “inespresso” che una partitura musicale - sebbene compiutamente notata - contiene ed offre all’interprete al prezzo di una libertà espressiva ottenibile tuttavia con il massimo rigore formale, nel pieno rispetto delle “tecniche”. Il vero miracolo dell’arte. In molti casi, anche noi fruitori diventiamo partecipi di quel "mistero" che si ripresenta ad ogni ascolto, interpretazione, come se la musica suonasse nella nostra testa in maniera sempre inedita. Vorrei soffermarmi ancora su tali scene, sulla macchina da presa che insiste con lunghi primi piani sui volti delle  donne finendo per rappresentare anche l’occhio "voyeuristico" dello spettatore. Più significative di tante rutilanti e muscolose "messinscene", da quelle poche ma folgoranti inquadrature scorgiamo caratteri e psicologie genialmente delineati. All'orgoglioso ritratto della madre (sublime l’inquadratura delle mani sulla tastiera mentre con beffarda sicurezza suonano gli accordi conclusivi del criptico preludio di Chopin), si contrappone - "dissonante" - il volto della figlia che esprime ammirazione, ed insieme invidia, impotenza, profonda frustrazione, perfino terrore, odio.., quasi in un presagio di morte. Il suo “mancare” alla musica, come la madre le fa “affabilmente” notare, rappresenta la sua morte spirituale, il suo fallimento artistico ed esistenziale. Meravigliosa  Liv Ulmann - per non parlare dell'insigne arte di Ingrid Bergman - che ha saputo esprimere con straordinaria intensità e duttilità interpretativa un “ES” in piena eruzione.  L’”algido” Bergman, in realtà, paradossalmente, è più sanguigno, e "spietato", di un torero di Spagna.., nel giocare con una tavolozza di colori intensamente, drammaticamente maturi, vivi e vibranti, con il nero raggelante, costante del fondale "invisibile" che sottende alla morte sempre in agguato. A proposito di Persona, il regista, parlando della sua attrice/compagna, affermò: “E’ possibile dare espressione ad un sentimento in differenti parti del corpo. Si possono richiamare tutte le emozioni in un dito mignolo o in un alluce o su un fianco o sulle labbra. E’ questo che io volevo che Liv facesse”.

Postato da: GiuseppeMariani a 20:43 | link | commenti (6) |


Commenti
#1   07 Ottobre 2005 - 17:19
 
Che vuol dire FAKE?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Machj

#2   07 Ottobre 2005 - 19:15
 
Un grande film, due attrici immense
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#3   08 Ottobre 2005 - 11:24
 
Suppongo che FAKE voglia dire falso. ;-)
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#4   06 Marzo 2008 - 11:02
 
AlZayd sono andato sul tuo blog come mi avevi consigliato di leggere la tua recensione su "Sinfonia d'autunno" hai reperito delle rare foto del film che ancora non avevo . inoltre complimenti per la tua recensione, ma se posso dirti un mio parere la storia non è propriamente quasi tutta focalizzata sulla lezione di piano , anche se questo rapresenta il legame competitivo tra madre e figlia. bens si attraverso il dramma psicologico affettivo di una figlia che non si sente adeguata al giudizio di una madre e per questo poi finisce di odiare, ma che nello stesso tempo ama poichè non si è ancora concluso in lei l'apice del complesso di elettra .
utente anonimo

#5   06 Marzo 2008 - 15:24
 
Mi fa piacere, Mario, che abbia letto, e concordo sulla varietà dei temi e dei "momenti" che il film inscena, con le tue osservazioni, però non ho detto che il film si focalizzi quasi interamente sulla lezione di piano, non in quanto tale, che rappresenta tuttavia uno snodo narrativo importantissimo ai fini della comprensione del punto nevralgico del testo, nella massima economia di parole, dove siamo dunque al massimo dell'espressione visiva, puramente cinematografica, dell'ambiguità dei sentimenti, amore ed odio, tra made e figlia, ricorrente (l'ambiguità) nel cinema di Bergman. Un cinema dunque aperto, giocato sulle ambivalenze sentimentali, psichiche, esistenziali e filosofiche, sulla ricerca costante, mai sulle definizioni morali chiuse e inamovibili, sul messaggio pre-costituito.
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#6   06 Marzo 2008 - 15:47
 
Qui nel tuo blog ho anche trovato che hai fatto un interessante lavoro di archivio cinematografico alquanto notevole. Io personalmente sono ancora nella fase documentativa e raccolgo dati il più possibile per farmi un idea risolutiva più profonda di tale film e mi hai dato degli spunti concettuali che non avevo ancora pensato di esaminare
utente anonimo

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