Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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domenica, 23 ottobre 2005

“Austerità… era tutto austerità e collera… ed era muto come un pesce. Io… sono un impostore… e non valgo nulla… Io ho ambito al nulla ed ho raccolto il nulla… dello zucchero… qualche Luigi… e… tanta vergogna… Egli era La Musica…”

Con queste stentate e dolenti parole di rimpianto e rammarico, Marin Marais ricorda il suo Maestro durante una lezione di viola da gamba.

Monsieur de Sainte Colombe fu musicista insigne -  e quasi leggendario – attivo a cavallo dei secoli 17 e 18. Purissimo ed intransigente asceta della viola da gamba, sublime compositore e maestro di Marin Marais - celebre “gambista” virtuoso al servizio del Re Sole presso la corte di Versailles - considerava il suo giovane allievo incapace di intendere, quindi di esprimere, il significato più profondo ed autentico della musica. Un giorno, per una serie di circostanze che non riferirò per mancanza di tempo.., lo cacciò in malo modo, mentre era in corso una lezione. “Lasciate per sempre questo luogo, signore. Siete un grande equilibrista, i piatti vi volano sopra la testa e non perdete mai l’equilibrio, ma siete un piccolo musicista .. dovreste suonare a Versailles, cioè a Pont-Neufe, e vi getterebbero qualche moneta per bere”. Marin Marais lo prese in parola e così si ritrovò a servire il re a Versailles, come da sua grande ambizione. Ma, per lunghi anni, ogni notte si nascondeva sotto il capanno di legno dove il vecchio maestro si era auto-recluso per poter meglio comporre e suonare in “giansenistica” solitudine e contemplazione, al fine di carpire i segreti delle sue tecniche innovative e quell’essenza del "mistero" musicale che a lui sfuggiva. Ciò, nonostante l’enorme successo e la fama di grande virtuoso e compositore che nel frattempo si era (giustamente) guadagnato nei palazzi del potere. L’ammirazione di Marin Marais per il maestro era sconfinata. Una notte non seppe resistere.., e da qui ha inizio la seguente “scena”:

* “Ah! mi rivolgo unicamente ad ombre divenute ormai troppo antiche! E che non vengono più a visitarmi! Ah! Se all’infuori di me ci fosse al mondo un essere vivente che apprezza la musica! Potremmo parlare! Io gliela affiderei e potrei morire.” [Ripeteva a se stesso Monsieur de Sainte Colombe]. Allora Mensieur Marais, tutto tremante di freddo, uscì dal nascondiglio e sospirò a sua volta. Con un altro sospiro, grattò la porta del capanno. “Chi c’è che sospira nel silenzio della notte?” “Un uomo che fugge i palazzi e che cerca la musica”. Monsieur de Sainte Colombe comprese di chi si trattava e si rallegrò Si sporse in avanti e schiuse la porta spingendola con l’archetto. Trapelò un po’ di luce, ma più fioca di quella che cadeva dalla luna piena. Marin Marais stava là rannicchiato. Monsieur de Saint Clombe si chinò e disse a quel viso: “Che cosa cercate, signore, nella musica?” “Cerco rimpianti e lacrime”. Allora spalancò la porta del capanno e si alzò tremando. Salutò cerimoniosamente Monsieur Marais che entrò. Dapprima tacquero. Monsieur de Saint Clombe si sedette sul suo sgabello e disse a Marin Marais: "Sedetevi!” . Sempre avvolto nella pelle di montone, Marin Marais si sedette. Stavano entrambi con le braccia ciondoloni, imbarazzati. “Signore, posso chiedervi un ultima lezione?” Domandò Marin Marais animandosi di colpo. “Signore, posso tentare una prima lezione” rispose Monsieur de Saint Clombe con voce sorda. Marin Marais chinò il capo. M. de S. Colombe tossì e disse che desiderava parlare. La voce veniva fuori a scatti. 

“E’ difficile, signore. La musica esiste semplicemente per parlare di ciò che la parola non può esprimere. In questo senso essa non è del tutto umana.

Allora voi avete scoperto che non è fatta per il re?”

“Ho scoperto che è fatta per Dio.”

“E avete sbagliato, perché Dio parla”

“Per l’orecchio?”

“Quello di cui non posso parlare non è fatto per l’orecchio, signore”

“Per l’oro?”

“No, l’oro non è niente di udibile"

“La gloria?”

“No. Non sono che nomi uguali a se stessi"

“Il silenzio?”

“Non è che il contrario del linguaggio”

“I musicisti rivali?”

“No!” “L’amore”

“No”

“L’abbandono?”

“No e poi no”

“E’ per una cialda donata all’invisibile?

“Neppure.

Che cos’è una cialda?

La si vede: Ha un sapore: La si mangia: Non è niente”

"Non so più cosa dire, signore. Credo che bisogna lasciare un bicchiere per i morti…”

[durante la reclusione, la defunta moglie di Monsieur de Sainte Colombe, veniva spesso a “visitare” il musicista, appartatosi anche per via del dolore provato in seguito alla scomparsa dell’amatissima compagna, ed insieme sorseggiavano del vino e mangiavano cialde. M. Marais lo aveva spesso sentito “parlare” con lei ]

“Ci siete quasi” “Una piccola fonte per colore ai quali il linguaggio è venuto meno. Per l’ombra dei fanciulli. Per i colpi di martello dei calzolai”  Per gli stati che precedono l’infanzia: Quando si è senza respiro. Quando si era senza luce”

[M. Marais, era figlio di un umile calzolaio nel frattempo deceduto].

Dopo qualche istante, sul volto vecchio e rigido del musicista comparve un sorriso. Prese la mano grassa di Marais nella sua scarna. “Signore, poco fa mi avete sentito sospirare. Morirò tra breve e con me la mia arte. Solo i miei polli e le mie oche mi rimpiangeranno. Vi affiderò una o due arie capaci di risvegliare i morti. Orsù!”. Cercò di alzarsi ma si interruppe nel suo movimento. “Dobbiamo anzitutto a prendere la viola della mia figlia defunta Madleine. Vi farò ascoltare il Pianto” e la Barca di Caronte. Vi farò ascoltare per intero la Tomba dei rimpianti. Non ho ancor trovato, fra i miei allievi, nessun orecchio al quale farli ascoltare. Voi mi accompagnerete". Marin Marais lo prese sottobraccio. Scesero i gradini del capanno e si diressero verso la casa. M. de S. Colombe affidò a Marais la viola di Magdaleine [figlia del maestro ed ex amante di Marais, morta suicida per essere stata da questi ingravidata e poi abbandonata]. Era coperta di polvere. La spolverarono con la manica. Poi Monsieur de Sainte Colombe riempì un piatto di stagno con qualche cialda arrotolata. Ritornarono insieme al capanno con il fiasco, la viola, i bicchieri e il piatto. Mentre Monsieur Marais si toglieva il mantello nero e la pelle di montone e li gettava per terra, Monsiueur de S. Colombe fece spazio e mise al centro del capanno, sotto il lucernaio da cui si scorgeva la luce bianca, il tavolo da lavoro. Con un dito umido di saliva, dopo esserselo passato sulle labbra, cancellò due gocce di vino rosso cadute vicino al piatto dal fiasco avvolto nella paglia. M. de S. Colombe aprì il quaderno di musica di marocchino mentre M. Marais si versava nel bicchiere un po’ di vino rosso aromatizzato. M. Marais avvicinò la candela al libro di musica. Essi guardarono, richiusero il libro, si sedettero, accordando insieme gli strumenti. M. de S. Colombe contò la misura vuota e posarono le dita. Fu così che suonarono il “Pianto”. Nel momento in cui si eleva il canto delle due viole, si guardarono. Piangevano entrambi. La luce che entrava dal lucernaio praticato nel tetto del capanno era diventata gialla. Mentre le lacrime scorrevano lentamente sulle loro guance, sul naso, sulle labbra, si rivolsero contemporaneamente un sorriso. Era già l’alba quando Monsieur Marais riprese la strada per Versailles.*

 

da “TUTTE LE MATTINE DEL MONDO” di Pascal Guignal – Frassinelli editore. Racconto breve dal quale è stato tratto l’omonimo, bellissimo e misconosciuto film diretto dal regista francese Alain Corneau che si avvale delle magnifiche musiche composte da M. Marais (sceneggiato dallo stesso Guignal) e da S. Colombe, interpretate dal grande violista Jordi Savall che capeggia il suo prestigioso ensemble Le Concert des Nations.

Per saperne di più

Per ascoltare qualche brano

Director: Alain Corneau Script: Alain Corneau, Pascal Quignard Photo: Yves Angelo Music: Jordi Savall Cast: Jean-Pierre Marielle (Monsieur de Sainte Colombe), Gérard Depardieu (Marin Marais),  Anne Brochet (Madeleine), Guillaume Depardieu  (Jeune Marin Marais), Carole Richert (Toinette)

Postato da: GiuseppeMariani a 03:31 | link | commenti (2) |


Commenti
#1   03 Novembre 2006 - 01:58
 
Mesi fa avevo messo il tuo link fra i preferiti e ora che pigramente causa insonnia sto sfrondando mi sei ricapitato sotto gli occhi: sei sempre un fico della madonna Alzayd, leggerti è un piacere che mi concederò più spesso.
Baci da Philipcat, che sta cercando di sopravvivere nel mondo brutto e cattivo, e forse anche ci riesce.
utente anonimo

#2   07 Novembre 2006 - 13:48
 
Grazie Phil, il piacere di leggerti è speculare, l e lo sarebbe maggiormente se solo riuscissi a rileggerti più spesso in quelle vecchie stanzette dei pensieri fugaci ed occasionali, dove però si possono fare liete e lievi amicizie con persone ricche e stimolanti come te. Anche senza i tick delle amicizie convenzionali, ben vengano dunque questi mex in the bottle che non soggiaciono alle regole del tempo e dello spazio.

Ti auguro di riuscire nel migliore dei modi nella tua battaglia con il mondo, anche se mi rendo conto che non sia facile, presumo per tutti, vincerla. Ma è nel tentativo e nel coraggio che si annida la "catarsi".

Baci ricambiati, e rimango a scrutare di tanto in tanto le creste delle onde...
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