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king kong
Visto ieri. Al volo, qualche impressione ancora a caldo e molto de core.
Tra lunghi momenti di noia e qualche lacrimuccia "automatica" (la tecnica dei registi "dinosauro" è sempre quella: puntare dritto alle "ghiandole lacrimari" dello spettatore), qualche bella scena iniziale che prelude al senso dell'avventura, della metafora e dell'"ideale" (‘meno male’ - mi sono detto - ‘un buon filmone d'intrattenimento come Titanic’... macchè! … ci risiamo col signore degli anelli), fatta una grossa tara ai (sopran)numeri bestiali, di sconcertante pargolismo (e manco quelli sono azzeccati: i bambini in sala si sono annoiati), mettici alcune sequenze ben "effettate" (e vorrei vedere.., con tutti i soldi investiti!), total: che film inutile!
Vetusto, pesante, confuso, disorganico: tre kili di panna montata dentro un piccolo bignè di san Giuseppe. Una roba da sbrodolarsi fino ai piedi. Nel 1933 avevano capito come andava trattato il "mito" (della bella e la bestia). In maniera eccelsa, con un film magnifico. Con musiche belle o non belle, non importa (le musiche, se non ben finalizzate, e in queste produzioni blockbuster di questo si tratta, diventano una “facilità troppo grande”, un espediente con cui supplire alle carenze espressive e di linguaggio filmico vero e proprio). Un film che prova a costruire la suspense e la sorpresa che poi vanifica per eccesso di "vedute” e di spiegazioni, in omaggio alla noia, al già mille volte visto nel cinema dell’effetto speciale che rappresenta il fine e non il mezzo. Durante, e non solo, quelle scene di "combattimento" tra uomini ed animali, davvero improbabili (e diciamolo che in condizioni così selvagge il manipolo d’uomini allo sbaraglio non sarebbe dovuto sopravvivere più di 15 minuti … però, la fiction, la favola... vero.., ma questi fabbricatori d’immagini da catena di montaggio non ci lasceranno più sogni da sognare in proprio), mentre nel film del '33 tutto tornava con un senso della misura e della scrittura che potremmo definire moderne. E per diletto...
Il regista ci prova pure con l'horror (gli indigeni come la “mostra” di The Ring..; ma si chiama citazione cinefila), e così lo sguardo “antropologico” (niente di particolare ma ottimo per i tempi che correvano) del primo film diventa la solita occasione per rispolverare il consunto cliché. Primi, primissimi piani della brava (per come ha retto in quel carrozzone di guitti involontariamente di serie Z, dovremmo dire bravissima) e bella Naomi (lei almeno "attizza") che si "camela" lo scimmione ingrifato, fin troppo e ridicolmente umanizzato (fare direttamente un cartone… no, ci aveva già pensato casa Disney), in quelle scenette idilliache (e con tanto di tramonto sullo sfondo: solenne citazione kubrickiana?), quando nel '33, mille volte più politicamente scorretta, la protagonista si guardava bene dallo snaturare il concetto... Anzi è perfino lì, crudele dark-lady!, presente, complice, che mostra il gorilla incatenato al newyorchese pagante. E non é LEI che va incontro a LUI, nel film del ‘33; no, è di nuovo la bestia a rapirla. Che donna perversa! Lui fugge sull’Empire, anche per ri-salvarla, e lei, ingrata, urla, smania, invece di coccolarlo e di gridare ai piloti degli aerei: 'boni, nun sparate che je fate male!'
I cineasti, gli americani ed il popolo cinefilo di tutto il mondo, erano (nonostante le severità che vigevano all’epoca) sicuramente più svegli in quel fatidico 1933! Il sentimentalismo sta di nuovo (ma da mo’, se è per questo), avvelenando il cinema. Questo cinema del remake che costi quel che costi, ad ogni costo (e ti credo, le idee sono finite), seguita a far male al cinema, ai suoi migliori e più fantastici miti. Il fine di questo baraccone chiamato film, è lo stesso del regista millantatore e spregiudicato di cui si narrano le vicende. Solo che in questo caso ad uccidere il mito “selvaggio” del cinema è la bruttezza che si è rifatta un gran bel trucco, destinato a sciogliersi con effetto “Morte a Venezia”, dopo alcune ore. E non ne valeva la pena. Il film non mi ha annoiato troppo, ma non vi ho trovato un senso, se non del tutto effimero e momentaneo, destinato ad essere a breve dimenticato.
Il film del ’33, nonostante ciò, vive!
già pubblicato in Cinemaplus
