Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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martedì, 10 gennaio 2006

Brokeback Mountain

di Ang Lee

 

Leone d’Oro della 62 Mostra Cinematografica di Venezia, immeritevole di vincere l’ambito premio (strappato contro ogni aspettativa e pronostico di pubblico e critica, parere di chi scrive), sul film di Ang Lee grava una sorta di ingombrante diceria gonfiata ad arte dagli “specialisti” del gossip (para)mediatico, e che varrebbe la pena ridimensionare. Si è scritto che BROKEBACK MOUNTAIN è il primo film “western-gay”, mentre, gli anni ’60 del secolo appena trascorso (oltre al fatto che la coppia protagonista pascola greggi in montagna e non mandrie di mucche nelle verdi praterie coronate da aride rocce, meglio se asserragliate da minacciose “ombre rosse” sul piede di guerra…), stanno al genere western (solitamente ambientato nel secolo decimo nono), come le avventure dei “Cavalieri della tavola rotonda” stanno a “Quo Vadis?”. Si tratterebbe semmai di inquadrare correttamente la vicenda omosessuale nell’ambito di quella gretta e repressiva “provincia/frontiera” americana che ispirò ad alcune generazioni di registi pellicole d’ogni genere e valore, “contestatarie”, e non. Questione di poco conto, forse, ma viene intanto a cadere un’idea inesatta che avrebbe la pretesa di smontare la mitica figura del rude cow boy del west, di creare aspettative e “prurigini” che non hanno riscontro nella realtà dei fatti. L’omosessualità è invero ancora avversata - spesso in maniera meno eclatante ma più subdola ed ipocrita – nell’ultima e sperduta contrada del Texas, come nel locale progress della “grande mela”. Per restare negli USA. Ciò premesso, l’esperienza dei due “pastori” del Wyoming raccontata da Ang Lee cavalcando l’onda modaiola, con i toni del melodramma sostanzialmente diligente, collaudato e piano, si presta ad una (re)visione/(ri)lettura appena curiosa, se non superficiale ed inerme. Varrebbe la pena ricordare che un tema del genere fu trattato - nelle sue “latenze”, in maniera ambigua ma più efficace - da film “classici” quali ULTIMA NOTTE A WARLOCK di Dmytryk, FIUME ROSSO di Hawks, dunque cinema popolare, senza contare l’”underground” LONESOME COWBOYS, di Warhol. Fatto salvo il buon mestiere che consente al regista di origine taiwanese di costruire un quadro filmico privo di smagliature e cedimenti evidenti (nonostante lo scadimento generale dei toni nella seconda parte), di mettere in scena, con iniziale efficacia e discrezione, il sentimento destinato tuttavia a regredire nella romanticheria accattivante e confusa (per fortuna al netto della lacrimuccia automatica, ma pur sempre a discapito dell’emozione turgida e persistente), l’ambizioso progetto tradisce un’irrisolta pretenziosità e mancanza di coraggio, a fronte di un tema sensibile sacrificato alla (garbata) logica dello spettacolo. La digressione finale colorata di “giallo”, c’è francamente sembrata un mezzuccio. Eccessivamente lungo (134 minuti spesso attraversati dalla noia), stiracchiato, stucchevole, con alcuni dialoghi e situazioni che sfiorano la comicità involontaria, il film è inoltre vecchio di girato. Senza possedere il carisma dell’originalità, le migliori inquadrature evocano pedissequamente gli archetipi del cinema di rottura, e di autentica poesia, della “badland” americana anni ’70, ’80, oramai sedimentati nell’immaginario filmico collettivo. Ciò vale anche per l’uso delle musiche, con la reiterazione dell’”obbligato” per chitarra ad imitazione dei più cupi e drammatici (ra)accordi di Youg nel DEAD MAN di Jarmusch. Una fotografia patinata, dalle forti tinte e contrasti, ritrae deliziosi squarci paesaggistici, i quali, più che sottolineare le emozioni e gli stati d’animo dei protagonisti, in una sorta di rappresentazione visiva degli stessi (basti pensare, ad esempio, ad UN TRANQUILLO WEEKEND DI PAURA di Boorman, a CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO! di Pollack, in cui tutto questo invece accade), diventano fondali inermi in funzione decorativa, a tratti suggestivi come un documentario “National Geographic”, nella peggiore delle ipotesi (non manca neppure il falò notturno un po’ new age) al pari di uno spot pubblicitario stile “Marlboro Country”. E’ il segno dei tempi. Di buon livello tutto il cast, comprimari (soprattutto loro) compresi.

 

Nelle sale, il 20 gennaio 2006

 

Già pubblicato in Cinemaplus

Postato da: GiuseppeMariani a 19:35 | link | commenti (13) |


Commenti
#1   11 Gennaio 2006 - 01:49
 
Ciao Giusé, tra gli altri western-gay latenti, dove tutto ciò che c'era da dire o da mostrare è già stato esaurientemente detto e mostrato aggiungerei Midnight Cowboy, un uomo da marciapiede che non riesce a lavarsi via davvero l'odore delle praterie...ciao
Vingenzo
utente anonimo

#2   11 Gennaio 2006 - 10:06
 
Assolutamente si, Vincè! Un vero cowboy del Texas nell'ancor più selvaggia, ostile e feroce "prateria" metropolitana degli anni '70. Con quella coppia d'interpreti, poi, vuoi mettere? Ma Schlesinger proveniva dal free cinema inglese, e pur con qualche concessione alla logica dello spettacolo vigente in Hollywood, gli riuscì di realizzare un affresco originale, memorabile, livido, poetico, ancora oggi sorprendente.
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#3   11 Gennaio 2006 - 12:57
 
Anche a me è venuto in mente leggendo il post.
Sai perchè non andrò MAI a vederlo. Quelle due facce sul manifesto. Sono facce da Wyoming old-style tanto quanto io potrei ballare la danza del ventre a Damasco!

Peccato, perchè il tema/ambiente sarebbe bello da sviscerare con stilemi moderni. Non para-televisivi, però.
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#4   12 Gennaio 2006 - 18:42
 
Grazie del messaggio. Stasera vado a vedere il film... ti farò sapere
utente anonimo

#5   12 Gennaio 2006 - 22:01
 
salve giuseppe, siccome non sono andato più al cinema, non sono potuto passare per scriverti quello che pensavo de 'memorie di una geisha'... di questi tempi sto un po' a stecchetto col denaro... ^_^
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#6   13 Gennaio 2006 - 19:33
 
Ciao Corrado, soldi ben risparmiati...
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#7   13 Gennaio 2006 - 19:37
 
Però, se non a Damasco, un (san) Lorenzo in Damaso la vedrei bene... ;-)

Si.., due faccette troppo pulite per cuori così "rudi"...
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#8   16 Gennaio 2006 - 11:47
 
Formalmente bello ma non coinvolge
utente anonimo

#9   16 Gennaio 2006 - 19:28
 
Quindi non emozionante. Per me anche noisetto. Salve U.A.
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#10   25 Gennaio 2006 - 19:35
 
confermo la delusione! con che coraggio gli hanno dato tutti quei premi?:-/
solo a me vedendo la "brutta fine" dell'altra coppia gay e' venuto in mente "improvvisamente l'estate scorsa"?
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#11   26 Gennaio 2006 - 18:24
 
Oooh, meno male che il dissenso (piccolo, medio, grande...) comincia farsi sentire! Cia Avag, me lo sto chiedendo da Venezia come mai abbia potutto vincere il leon d'or! Forse perchè era già stato deciso che doveva vincere anche la statuetta dello zio Oscar. Forse.., ma mille volte meglio ... l'estate scorsa! ;-)
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#12   25 Febbraio 2006 - 14:44
 
Allora qualche voce fuori dal coro nella blogosfera esiste. Anch'io ne ho parlato in modo abbastanza moderato dalle mie parti, riconoscendone comunque i meriti. E quando mi sono azzardato a esprimere la mia tiepida opinione, ho quasi rischiato il linciaggio. Come un Jack Gyllenhaal qualunque. ^^
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#13   25 Febbraio 2006 - 17:06
 
Ho letto il brevissimo romanzo di Annie Proulux da cui è tratto il film. Ottimo racconto, teso, conciso, incisivo, quasi brutale ma poetico, coesissimo intorno alla figura dei due protagonisti, con qualche marginale accenno alle figure di contorno. Il film - fatta naturalmente salva la facoltà del cinema di rivedere, modificare, ribaltare o rivoluzionare il plot di un'opera letteraria - tradisce lo spirito del racconto esagerando con i toni del melodramma e, nel finale, con i risvolti in "giallo". Inoltre i due interpreti non corrispondono affatto alla descrizione del libro. Un film levigato, liscio (manco tanto, dura troppo), diligente ma assai poco coinvolgente. Per il resto vale quanto già detto nella mia recensione. Resto sempre più convinto che sia stato sopravvalutato, e di molto, anche in funzione, ma forse proprio per quello, della corsa per gli Oscar. Sopravvalutato non da tutti... non da noi, ed andiamone dunque fieri! ;-)

Benvenuto UnoDiPassaggio!
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