Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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venerdì, 20 gennaio 2006

RED SHOES di Kim Yong-gyun

 

Dopo le videocassette assassine, telefoni cellulari, ed altri “oggetti che uccidono” (metafore della cattiva televisione e del consumismo sfrenato - forse, ma varrebbe davvero la pena approfondire?) questa volta sono un paio di scarpe da donna a cavalcare l’onda filmica che giunge dall’oriente, oramai annaspante come il “genere” che rappresenta. Scarpette Rosse. Aggiungiamo la danza, cui si allude fin dai titoli di testa, e, sulle prime, il pensiero va, inevitabilmente, all’omonimo capolavoro di Powell/Pressburger. Un colto, affettuoso omaggio al grande cinema europeo! Falso allarme. Ricominciamo da capo. La vicenda è liberamente ispirata all’omonima favola di Hans Christian Andersen, sulla quale, a dire il vero, si basa anche l’opera della mitica coppia di cineasti britannici, con risultati neppure paragonabili a quelli raggiunti dal film in questione. In The Red Shoes del coreano Kim Yong-gyun (esordio nel lungometraggio nel 2001 con Wanee wa Junah, film malinconico ed introspettivo sull’amore tra due ventenni, gran successo in patria) in un mix di horror, mystery e ghost-story, si narrano le disavventure di Sun-jae e della sua famiglia, apparentemente normale e serena, composta dal marito e dalla figlia Tae-soo. Contro le apparenze, si scopre invece che il marito tradisce la donna e che sua figlia le preferisce il padre, mentre lei cerca di sopperire alla sua frustrante solitudine con una passione feticista per le scarpe. Scoperto il tradimento, Sun-jae decide di lasciare il marito e di portare con se la bambina in un'altra città, prendendo in affitto un misero appartamento di uno stabile fatiscente e frequentato da strani personaggi ed inquietanti “presenze”. Un giorno Sun-jae rinviene nella metropolitana un paio di scarpe rosse abbandonate e, fortemente attratta, decide di raccoglierle. La figlia, appassionata di danza classica e presa in giro dalle sue compagne di corso perché priva di talento, prova identica attrazione per l’”oscuro oggetto del desiderio” che la madre ha portato in casa. Guai per tutti in vista. L’inizio sembra promettente. Sui titoli di testa, in assenza di commento sonoro, alcune inquadrature, costruite con piani di ripresa medi e lunghi, primi piani del volto del soggetto, colgono efficacemente, in rapida successione, le livide e claustrofobiche atmosfere del cunicolo “underground”, prima della fulminea, indubbiamente spaventevole e ben effettata sequenza horror/gore. Ma è un fuoco di paglia. A fronte di una sceneggiatura pasticciata, che cerca di innestare ulteriori varianti al già di per se zoppicante canovaccio tramico, in maniera confusa e incomprensibile, il montaggio, grezzo e cedevole, non riesce da parte sua ad incastrare col giusto ritmo e precisione i vari segmenti narrativi. L’intera messinscena scade nei più risaputi e consunti luoghi comuni del “genere”. La tensione si smorza; la suspense non monta in un frastuono visivo, narrativo e sonoro d’irritante insistenza. Eccezione fatta per qualche rara scena meglio attrezzata. Non manca l’ennesimo rimando all’abusata icona, di “samaresca” memoria, della giovinetta dal viso mortifero, l’occhio torvo e diabolico, celato sotto la lunga e corvina coltre capelluta. Qualche sobbalzo, del tutto “automatico”, deriva dal classico ed ingenuo (ma a quanto pare sempre efficace) “trucco” dell’improvvisa apparizione - alle spalle, di fianco, oppure dietro la porta appena dischiusa -, di una più che reale, vivente ed innocua figura umana. In assenza di un progetto che miri alla caratterizzazione dei personaggi (pur senza necessariamente scomodare l’approfondimento psicologico), a dialoghi meno banali, e a meglio circostanziare la vicenda sui piani temporali, oltre che geometrico-spaziali, le citazioni cinefile, più irriverenti che omaggianti, tuttavia si sprecano. Dalle apparizioni di fantasmi in fondo ai corridoi dell’Overlook Hotel, fino alla doccia di sangue del depalmiano Carrie - Lo sguardo di Satana, si cerca di sopperire con distratte evocazioni, in modo inane ed imbarazzante, al vuoto strutturale di una pellicola svogliata, inerme ed inutile. Del tutto anonimo, in linea con la messinscena, l’intero cast attoriale. Più bella che brava Kim Hye-soo, nei panni di Sun-jae.

Già pubblicato in ilgrido 

Postato da: GiuseppeMariani a 16:08 | link | commenti (8) |


Commenti
#1   21 Gennaio 2006 - 06:36
 
Completamente d'accordo!
utente anonimo

#2   22 Gennaio 2006 - 02:17
 
Però mi rendo conto che sia stato un po' come sparare sulla crocerossa! ;-)
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#3   22 Gennaio 2006 - 04:13
 
Non ho letto perche' ancora non ho avuto il piacere di vederlo ma fremo all'idea .
Ho una voglia pazza di vedere questo film.
E le scarpe mi inquietano non poco...

un bacione Giuseppe.
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#4   22 Gennaio 2006 - 13:18
 
Ti auguro, ma davvero di cuore... una buona visione! Ma non indossare scarpe rosse di forma classica, prima, durante e dopo la proiezione... :-)

Baci tutti ricambiati, più uno, Maghetta.

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#5   25 Gennaio 2006 - 01:21
 
Visto.
Eccccchedelusione.
Letto il tuo articolo.
Ecchessoddisfazioneee.
Sono perfettamente d'accordo.Se sapessi usare le parole come te avrei detto le stesse identiche cose.Il fatto che non le sappia usare ma posso leggerle grazie a te mi rincuora parecchio.

Tra l'altro non dormiro' questa notte nel tormento.
Perche' red shoes e non pink shoes?
Ok la smetto.

Ahem e' buffo ma sul serio ho un paio di scarpe moltoooooo simili.
Non con quel tacco quadrato ridicolo ma molto simili.
Credo che le indossero' sin da domani mattina stessa.

Un bacione :X
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#6   26 Gennaio 2006 - 18:39
 
Ciao Maghetta!! Ero stato sul punto di sconsigliarti la visone del film, ma sono troppo cotardo... metti che andavi ugualmente e se poi ti fosse piaciuto mi cazziavi? ;-)
Mi permetto di consigliarti invece Scarpette Rosse di M. Powell ed E.Pressburger. Non è facile da rintracciare, ma è bellissimo, molto più inquietante di quella "coreanata" (e mica esistono solo le americanate!)

Bacioni a te!
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#7   28 Gennaio 2006 - 13:33
 
Non ho visto il film in questione, ma a sentir parlare di Powell e Pressburger accorro...



Ma quanto ci manca quel cinema "fiammeggiante"?
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#8   28 Gennaio 2006 - 16:34
 
Tantissimo! Ciao Mauro! Però, volendo, sta sempre lì... ;-)

Gran bella immagine!

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Commenti