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ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
Il celebre romanzo della scrittrice britannica Jane Austen vantava - dato il soggetto sentimental-popolare -, numerosi adattamenti televisivi, e, insolitamente, un'unica traduzione cinematografica diretta nel 1940 da Robert Z. Leonard, con Laurence Oliver nel ruolo del “bel tenebroso” Mr. Fitzwilliam Darcy.
Dopo 65 anni, Joe Wright - autore di “corti” e telefilm, vincitore di premi vari per miniserie televisive -, esordisce nel lungometraggio ripresentando la romantica fabula austeniana, con esiti che fanno rimpiangere senza posa il sontuoso, arguto, intelligente e ben caratterizzato/interpretato mix di melodramma e commedia - un po’ vecchia maniera, ma che messinscena! - dell’età d’oro hollywoodiana. Non occorre tuttavia paragonare le due pellicole per rendersi conto dell’intrinseca futilità di questo feuilleton realizzato nel Regno Unito, in arrivo presso le sale del Bel Paese. In Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright si narrano le vicende di due giovani ricchi e di buona famiglia che, giunti in una contrada rurale dell’Inghilterra di fine settecento, provocano scompiglio fra le fanciulle del villaggio, soprattutto nella modesta famiglia dell’ansiosa signora Bennet, la quale ha ben cinque belle figlie da maritare, possibilmente al miglior offerente. Tra feste, balli, innamoramenti, inganni, umiliazioni, “orgogli e pregiudizi”, malintesi, slanci di generosità, fughe e ritorni.., in ultimo trionferà l’amore. Con una messinscena da fiction televisiva di gran lusso, che enfatizza oltre misura, e limitatamente a quelli, i toni romantici e sentimentali del già di per se robustamente “ottocentesco” testo letterario, il film finisce per svilirne i contenuti più sfumati e salienti (tradendo dunque lo spirito del romanzo, concesse le legittime, inevitabili libertà narrative che il cinema si prende per riadattare al suo il linguaggio della scrittura), quali la minuziosa descrizione dei luoghi, del contesto storico, socio-culturale, l’approfondimento delle psicologie e degli stati d’animo. Tutto questo resta in superficie, appena accennato, in una pellicola che punta allo spettacolo leggero e che verosimilmente incontrerà i favori di un pubblico affezionato al cinema sentimentalista e dalla lacrima facile. Eccezione fatta per il sempreverde, bravo e misurato Donald Sutherland, in coppia (Mr. and Mrs. Bennet) con Brenda Blethyn (encomiabile in L' Erba di Grace e Segreti e Bugie), il resto del cast, soprattutto quello maschile, recita sopra e sotto le righe, in ruoli affatto stereotipati ed anemici, caricaturali alla stessa stregua dei dialoghi che scadono nel ridicolo durante i siparietti in odore di colta riflessione “filosofica”. Alla legnosa ed impacciata interpretazione di Matthew Macfadyen, nei panni di Mr. Darcy, corrisponde quella apparentemente più disinvolta di Elizabeth/Keira Knightley, la quale, per di più ed in eccesso, sciorina tutto un repertorio di smorfiette e mossette da commediola trendy americana per teen ager. Si è ben lontani dal portamento aggraziato delle fanciulle del secolo diciottesimo: le giovani attrici si muovono nel film come se indossassero un ruvido paio di jeans. Non mancano gli ingredienti per rendere il girato bello da vedersi, ma gli scenari da favola romantica, le sequenze di feste danzanti in lussuose dimore, la musica da “foglio d’album” ottocentesco, le calde tonalità di una fotografia banalmente naturalista, il tutto, pur nella suadente ed affabulatoria magniloquenza della messinscena, tradisce la sua natura manierata, un deciso tratto di oleografismo patinato che, dopo ben 128 minuti di proiezione, finiamo per dimenticare non appena abbandonata la sala. Beh.., mi fermo qui, non sta bene sparare a raffica sulla crocerossa...
Già pubblicato in Positif
