Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

Eccomi

Blogger: GiuseppeMariani
Nome: Giuseppe Mariani
Un passante.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

In questo blog...

Blogger: GiuseppeMariani
Nome: Giuseppe Mariani
Un passante.
Onora il padre e la madre
La morte sospesa
La famiglia Savage
American Gangster
Paranoid Park
Festa del Cinema di Roma - II edizione
Il Flauto Magico
Shadows
L'Ultimo re di Scozia
Blood Diamond
Une femme marièe
The Prestige
Dopo il matrimonio
Il labirinto del fauno
I figli degli uomini
L'amico di famiglia
nuove minacce alla libera informazione
Una profezia in versi (Alberti)
World Trade Center
La commedia del potere
The Black Dahlia
Belle Toujous
Hei yanquan
Le colline hanno gli occhi
63. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
I guerrieri della notte
A volte ritornano
13-Tzameti
Inside Man
Un giorno per sbaglio
Moolaadè
La Terra
Torremolinos 73
Jarhead
Truman Capote
La contessa bianca
Intervista a Carlos Reygadas
The door in the floor
Battaglia nel cielo
Orgoglio e Pregiudizio
Lettere di Mozart
Auguri Mozart
Swing di Tony Gatlif
Olocausto
Fateless - Senza Destino
Wilson Pickett- In memoria
Shelley Winters - In memoria
Red Shoes
The New World
Brokeback Mountain
Lady Vendetta
King Kong
Memorie di una geisha
Bird, Charles, Fats & Miles
Incontri col cinema asiatico-II
Premio a John Boorman
Incontri col cinema asiatico- I
La marcia dei pinguini
Los Olvidados
Fantasticheria terza
Alain Delon
Intervista a Roman Polanski
Flightplan
Oliver Twist
Tutte le mattine del mondo
Intervista a Wes Craven
Red Eye
E' morto Sergio Citti
Sinfonia d'autunno
La fabbrica di cioccolato
Genesis
Tenco inedito
La damigella d'onore
Espelho Magico, di Manoel de Oliveira
O Fatalista, di João Botelho
Mary, di Abel Ferrara
Un po' di gossip
62° Festival di Venezia
Su Dogville
20 centimetri
Alice ou la dernière fugue
Bitches Brew
Umbria Jazz
Pesi & Misure
Il delirio di Narciso
Land of the dead
Enrico Ghezzi
Poe
Sulla mia pelle
Il Mestiere delle armi
Toro scatenato
Fantasticheria (II)
Clean di Oliver Assayas
Exils di Tony Gatlif
Cronaca di un'anteprima
Fantasticheria (I)
La storia del cammello che piange

Ultimi Commenti

maghettablog in Onora il padre e la ...

Archivio

oggi
febbraio 2008
ottobre 2007
giugno 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 24 febbraio 2006

JARHEAD di Sam Mendes

 

Noia nel deserto

 

Innegabile che una considerevole porzione di cinema contemporaneo sia votata al “citazionismo”, rielaborati e riscritti in maniera personale gli archetipi di un passato prossimo/remoto, quale segno di una felice continuità con le invenzioni, i linguaggi e i significati universali di un’arte che (come ogni altra forma d’arte) “copia” sempre se stessa e che sempre si rinnova. E’ altrettanto vero che la pedissequa riproduzione dei frammenti filmici, e/o di intere scene e sequenze, in assenza di un progetto evoluto e contraddistinto dall’originalità, finisca per mascherare il ristagno delle idee.

 

Tratto dall’omonimo bestseller autobiografico di Antony Swofford (un giovane Marine americano reduce della prima Guerra del Golfo) e diretto da Sam Mendes, JARHEAD è, esemplarmente, il film del rimescolamento delle carte, in un gioco scontato e prevedibile, sul fronte delle intenzioni, degli sviluppi e degli esiti “citazionisti” che, quantunque dichiaratamente omaggianti, rappresentano il fine e non il mezzo della messinscena. Non convince pertanto il furbo espediente di un autore sopravvalutato che al fine di giustificare l’operazione “cito, ergo sum”, fa leva sul presupposto che: “ogni guerra è diversa, ma tutte le guerre alla fine sono uguali”. Innegabile, condivisibile e scontato, ma, a scanso d’equivoci, varrebbe la pena ricordare che tale “formula” non funzionerebbe se applicata alla parola film. JARHEAD è un “bignami” cinematografico, una serie di parodianti variazioni sui molteplici temi presi pretestuosamente in prestito da una mezza dozzina di pellicole d’annata: lungometraggi e documentari, di e sulla guerra. La citazione (la storia del cinema insegna) dovrebbe limitarsi al flash, alla battuta, al rimando/riferimento visivo e narrativo saliente e pur tuttavia transitorio, suggerito, mai ostentato, mentre il film di Mendes (che si prende troppo sul serio), inizia con una lunga, clamorosa, incomprensibile ed insensata scopiazzatura (nel senso letterale del termine) di Full Metal Jackett. Nel mezzo, i rimandi alle opere belliche di Cimino, Coppola, Fuller, Malick, Kubrick, si accavallano senza soluzione di continuità. Non si bada a spese in questo bislacco e pretenzioso calderone delle ovvietà. C’è la sospensione filosofica ed esistenziale nell’estenuante attesa di un nemico invisibile, se non come miraggio (ma non è il deserto dei Tartari, nè quello d’Arabia); l’intenzione “metafisica” in una sequenza notturna attraversata da bagliori infuocati (psichedelie degli anni ’70 in vendita al miglior offerente nei mercatini dell’usato), che scade nella comicità involontaria, allorché, tra i pozzi petroliferi in fiamme (sorta di herzogiana tempesta nel deserto), fa la sua apparizione un cavallo (di tarkowskiana memoria) imbrattato di petrolio, prontamente rassicurato da un Marine che gli sussurra, con fare assai partecipe: “non ti preoccupare, passa presto”. Il collante di tali ridondanti e mal assortiti siparietti non è dei più tenaci; tolto ciò che è di troppo, e l’indebito, emerge una struttura narrativa debole, vieta e misera, che fa il paio con l’ambizioso progetto figurativo diligente ma scontato, incapace di evocare le profonde e durature suggestioni, i sapori e i “misteri” che hanno le cose (quasi) mai viste. Quel che resta del film è la goliardia da fronte militare, della peggior specie, battuta(ccia) stereotipata e di facile presa, quadretto patriottico-moralistico, tragicomico, patetico, melodrammatico. Una saga delle banalità. Il tutto, ad imitazione di un grande patrimonio filmico saccheggiato e involgarito con spregiudicata e goffa superficialità.

 

Gia pubblicato in Cinemaplus

 

 

Postato da: GiuseppeMariani a 21:13 | link | commenti (10) |


Commenti
#1   25 Febbraio 2006 - 05:06
 
Devo dire che non ti ho mai letto così "negativo"... Ciao, Leo
utente anonimo

#2   25 Febbraio 2006 - 14:27
 
bellissima recensione Zio!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pierrotTHEclown

#3   25 Febbraio 2006 - 16:23
 
Cio Leo, sto film mi ha parlando con decenza rotto oltremodo gli zebedei!

;-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GiuseppeMariani

#4   25 Febbraio 2006 - 22:59
 
Benvenuto!! e grazie nipote, mi fa piacere concordare con te senza "orgogli e pregiudizi" ;-)






Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GiuseppeMariani

#5   26 Febbraio 2006 - 13:55
 
Pensavo fosse una cosa tipo Tigerland di Shumacher e mi ero quasi convinto che valesse la pena di andarlo a vedere...grazie per avermi fatto risparmiare un po' di Euri...
Jake Gyllenhaal con questo film, dopo Brokeback Mountain, si sarà voluto rimettere in pari con la sua coscienza di maschio...non è che per caso anche in questo film, data l'ambientazione militare, ci sono scene di omosessualità latente?
Vabbé, battuta alla Calderoli, scusami Jusefa....
Vingenzo
utente anonimo

#6   28 Febbraio 2006 - 17:01
 
Caro Vincenzo, ovunque c'è omosessualità latente, è nella natura amibigua dell'essere umano, checchè ... ne dica il cardinal Ruini...

Ti rispondo anchio "calderoliamente", ma che sia una tantum... ;-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GiuseppeMariani

#7   03 Marzo 2006 - 16:07
 
Il vertiginoso citazionismo di Jarhead l'ho visto sotto un'altra ottica.L'implosione dell'immaginario di fronte al niente.E più ci penso, più ne sono convinto.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente UnoDiPassaggio

#8   04 Marzo 2006 - 13:47
 
Non nego che questo film abbia delle "intenzioni", se non anche delle ambizioni, ma tra il citarubamasturbaZionismo e tutto quel moss(ll)eggiare in "americanbad", la noia ha subito avuto il sopravvento. Resto sempre dell'avviso che al cinema - come altrove - il come valga più del cosa si dice.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GiuseppeMariani

#9   04 Marzo 2006 - 16:04
 
D'accordissimo sul "come". Io lo predico anche nel tinello di casa. ^^ E' proprio il "come" che mi ha convinto della controversa forza dell'odiato citazionismo mendesiano in "Jarhead", e sempre il "come" (e anche il "cosa" per la verità) che mi ha fatto notare la debolezza (e la noia, sì) di tutta la parte centrale e il ribaltamento di prospettiva finale (a me gradito). E al cinema - più che altrove - (mia personale convinzione/perversione) la slabbrature valgono parecchio.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente UnoDiPassaggio

#10   06 Marzo 2006 - 19:39
 
Ho letto il tuo parere. E' anche un bene che si sia un po' in disaccordo ;-)
Anche per me non esiste parlare bene di un film per metà riuscito e per metà no. Anche perchè, se c'è un'ampia zona deficitaria, si potrebbe accusare l'autore di "menzogna".
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GiuseppeMariani

Commenti