Fantasticherie, passioni (non solo filmiche)

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giovedì, 19 ottobre 2006

WORLD TRADE CENTER di Oliver Stone

Altra visione veneziana, l'unica davvero deprimente. Forse. Sono stato più volte sul punto di abbandonare la sala ma alla fine è prevalso il senso del "dovere". Sarei tentato di scrivere soltanto di film che mi siano particolarmente piaciuti, ma perchè negarmi il gusto, e di certo l'ardire, di dare il (dis)consiglio giusto all'affezionato lettore?

Hasta nunca 'Comandante'!

Non è possibile affrontare un argomento delicato e complesso come la caduta delle “torri gemelle” mediante un approccio così smaccatamente privatistico, “soapoperistico', retorico-trionfalista. A maggior ragione quando la struttura filmica, cedevole sul piano della messinscena, del “girato”, delle tecniche, dello stile e dei contenuti (soggetto, sceneggiatura e dialoghi degni di una fiction televisiva con cui deprimersi una domenica pomeriggio mentre fuori c'è il sole...), prende a mero e strumentale pretesto la vera tragedia che qui si è voluto volgarmente spettacolarizzare. Nato per dover crollare su se stesso, con tali premesse, nonostante, anzi, in ragione della mesta piaggeria, dei buoni e stantii sentimenti, l’implosione di WORLD TRADE CENTER di Oliver Stone (mai stato un regista per tutte le stagioni, e pure mai ci saremmo sognati di doverlo un giorno associare al cinema più inerme e propagandista) è di fatto fatale e rovinosa, con gran boato di ferraglie, zavorre e refusi di vario genere a far da molesta e stridente cagnara. Non si discute l’impostazione familiar-intimista, né il fatto che il film non sia politicamente scorretto, o, più semplicemente, non manifestamente “impegnato”; il “vizio', di fondo e di superficie, è anche nel manico, in come è stata cucinata 'esteticamente' la pietanza. L’indigesta mistura di tale vetusta e irritante messinscena va dunque ricercata nel suo intento sentimental/ricattatorio – fine ultimo del progetto -, nelle scontate e dozzinali metafore (ammesso e non concesso che ve ne siano), nell’irrisolutezza che la colloca nella brachicardica ondata entro cui annaspa e si (ci) asfissia una considerevole porzione di cinema americano votato al più occasionale, mesto e mercantile intrattenimento. Non bastano i primi brevi minuti di ottimo cinema per riscattare l'intero progetto. Checchè ne dica il critico blasonato, 'pennivendolo di regime'.

Gia pubblicato in Cinemaplus

Postato da: GiuseppeMariani a 16:39 | link | commenti (4) |


Commenti
#1   19 Ottobre 2006 - 16:55
 
Adesso sembra che si dedicherà allo scottante caso Bin Laden. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Anche se forse, qui, è partito dalla botte...
;)
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#2   19 Ottobre 2006 - 17:30
 
Ciao Lorenzo!!!

Scusa la volgarità.., ma per me la botta se la potrebbe dare direttamente sui coglioni! ;-)

(qualora non se la sia già data)
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#3   23 Ottobre 2006 - 04:49
 
ma porc...!
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#4   24 Ottobre 2006 - 13:42
 
... non c'è più religione, nèvvero Sandrocchio?
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