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I figli degli uomini di Alfonso Cuaròn
Plot fumettistico, ma non sta in ciò il limite. Possiamo, inizialmente, mostrare il fianco alle “accattivanti” atmosfere, alla fotografia virata in un livido bluastro, ad alcune abilità tecniche, ai lunghissimi piani sequenza con camera a mano con l''occhio” macchiato di sangue (netta la sensazione di un bislacco, furbesco espediente), quantunque, ad “esta altura”, stanchi dei refusi, del già mille volte visto, avremmo preferito assistere all’”evoluzione” dei prodigi tecnici dei vari Ophuls, Welles, Altman, De Palma.., delle ambientanzioni alla Blade Runner, alla Fuga da N.Y., sterilmente riprodotte, non alla loro pedissequa, ostentata imitazione. Questo è cinema nato vecchio, aggrovigliato su se stesso, superficiale, modaiolo, inoffensivo. Stracotto. Significati “politici” come mero pretesto per dare un senso ad uno script paccottiglia, zoppicante, farraginoso, misero, se non anche banalmente, didascalicamente ammiccante. Pregno di velleitari “misticismi”, i rimandi cinefili abbondano, anzi, si
sprecano. Di carne al fuoco ce n’è fin troppa, e con essa il fumo. Scarso l'arrosto. Il film di Alfonso Cuaron, al sicuro nel nel ricco ventre hollywoodiano, fa rimpiangere il delizioso “Y tu mama tambien” che lo rese celebre e promettente. In CHILDREN OF MEN si avverte l’ansia del più arrendevole compromesso ed insieme il tentativo di conservare un tratto di autorialità. La formula non può funzionare, e non funziona, sia in un senso che nell’altro. L'ibrido è sempre in agguato. Si tratta di scegliere da quale parte stare. L’americanizzazione di Cuaròn, già toccata in sorte ad altre (ex) promesse messicane, sembra essersi compiuta. Bisognerà attendere - però incrociando le dita, sperando che almeno lui sia risparmiato... - le future mosse di Carlos Reygadas, altro talentuoso autore latinoamericano, di recente transitato nelle nostre sale con il sottovalutato Batalla en el cielo. Godibilissimo Michael Caine, 'scanzonato' come non mai, in un ruolo insolito per lui; di Clive Owen preferiamo conservare memoria del personaggio ottimamente interpretato in Inside Man di S. Lee. Per non rovinare la sorpresa al lettore, preferiamo non dire perchè non intendiamo pronunciarci sulla pressochè 'inisistente' (interpretazione di) Julianne Moore.
Già pubblicato in Cinemaplus
